Novembre 2007


Polveri sottili in circolo. Parecchie. A Milano non si respira. Ti lavi i capelli e dopo mezz’ora fanno schifo. La moda dei capelli rasta è nata qui, non a caso. Dice: “Che bello ti sei fatta rasta?”-”No, perchè?”. Tutto a posto.

La metro rossa. Un delirio. Alle sei e venti di mattina è già stracolma. Mi chiedo se la gente ci dorma dentro. E scopro che non è così: ci vive dentro. Infatti c’è gente che non scende mai, lava, stira, stende, cucina, dorme, piange, mangia, beve, ma non credo riesca a sognare. L’odore è quello del fosso. Ci caschi dentro inevitabilmente. E sono solo le sei e venti. Dice: ”Che bello ti sei fatta rasta? E poi che strano profumo ti metti, che marca è?”-”No, perchè?Nessuno, perchè?”. Tutto a posto.

On the road. La 34 non passa mai. E allora te la fai a piedi. E mentre cammini ti guardi intorno. E mentre ti guardi intorno  pesti una striscia di vomito e merda fresca. Dice:”Che bello ti sei fatta rasta?Che strano profumo ti sei messa, che marca è?E poi come mai hai scelto le scarpe di quel colore?”-”No, perchè?Nessuno, perchè?Quale colore, perchè?”. Tutto a posto.

Al bar. Centinaia di brioche sul bancone. Bevi il caffè e prendi la brioche. Un morso, due morsi, tre morsi…il miele. E se c’è una cosa che odi nella tua vita, dopo la Brambilla e Ronaldo, è il miele. Dice: “Che bello ti sei fatta rasta?Che strano profumo ti sei messa, che marca è? Come mai hai scelto le scarpe di quel colore?E poi come mai usi il dentifricio al miele?”-”Vaffanculooooooooooo!”. Tutto a Posto.

Dice: “Dai che in fondo l’italiano medio vive della teoria del “tutto a posto”, e TU?”     

Elisa.  

Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via

Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose

E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te
per te

 Da Internazionale.it

 Travisamento saffico
Alle mie amiche lesbiche succede molto spesso: puntano una bella donna, sofisticata, elegante, non più giovanissima. Accecate dal suo fascino, vanno ad attaccare bottone. E scoprono che questa donna sofisticata, elegante e non più giovanissima è in realtà un uomo.

Ok, forse le mie amiche lesbiche questo tipo di errore hanno smesso di farlo in terza media. Ma per tutti gli altri, il travisamento saffico è un pericolo sempre in agguato. Dico pericolo solo perché, nella maggior parte dei casi, quell’uomo elegante e sofisticato, e non più giovanissimo, non è molto contento di essere preso per una donna gay (e spesso non è entusiasta neanche di essere preso per un uomo gay).

Io al posto loro ne sarei onorato. Ed è per questo che vivo come un sito-tributo il blog Men who look like old lesbians.

È un blog americano dove ogni giorno viene postata la foto di un uomo che sembra una lesbica di una certa età. Ed è il mio nuovo punto di riferimento.

Ecco alcune delle proposte più recenti di Men who look like old lesbians.

Oggi da un numero sconosciuto ho ricevuto questo messaggio:

TU Sei:
stronza.
stupida.
bugiarda.
fredda.
egoista.
Ma soprattutto tu sei menefreghista.
Si, tu sei proprio così!

Non sapendo chi fosse ho deciso di rispondere in questo modo:
Ciao come stai?

Dopo qualche minuto mi è arrivata questa risposta:
Scusa…ho sbagliato numero e quindi persona.
 

Tratto dal film di L.Ligabue RadioFreccia

“Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.

Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese.

Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finchè non si sta in piedi.

Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.

Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.

Credo che se mai avrà una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.

Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n’roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto…beh… questo buco me lo riempiono.

Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx.

Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.”

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Siete battutisti o batturari nati? Allora, scatenatevi, perchè le migliori battute che giungeranno qui oppure dalla prox sett. presso il blog dello zelig verranno selezionate e pubblicate nella nuova edizione dell’agenda di Zelig 2008. Che aspettate scatenatevi.

Canzone

Niente Paura

di Ligabue Luciano

A parte che gli anni passano
per non ripassare più,
e il cielo promette di tutto
ma resta nascosto li dietro il suo blu,
e anche le donne passano,
qualcuna anche per di qua,
qualcuna ci ha messo un minuto,
qualcuna è partita ma non se ne va..

Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi hanno detto così
Niente paura, niente paura, niente paura
si vede la luna perfino da qui..

A parte che ancora vomito
per quello che riescono a dire,
non so se sono peggio le balle
oppure le faccie che riecono a fare
A parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire..

Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi hanno detto così
Niente paura, niente paura, niente paura
si vede la luna perfino da qui..

Tira sempre un vento che non cambia niente
mentre cambia tutto sembra aria di tempesta,
senti un po’ che vento forse cambia niente
certo cambia tutto sembra aria bella fresca..

A parte che i tempi stringono e tu li vorresti allargare
e intanto si allarga la nebbia
e avresti potuto vivere al mare
ed anche le stelle cadono
alcune sia fuori che dentro
e un desiderio che esprimi
te ne rimangono fuori altri cento..

Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi hanno detto così
Niente paura, niente paura, niente paura
si vede la luna perfino da qui

Niente Paura, niente paura

RICERCA

Ho cercato un po’ di pace ….e mi è stato risposto così…

Foto 2005 di Roberto Bao
Cinema, mondanità, cultura, personaggi: tutte le nuove mode ora abitano qui
Di solito, capitava il contrario: i film italiani li giravano in Italia, e poi, per dargli l’ambientazione sofisticata - tipo New York, le Bahamas, Saint Tropez - inserivano un po’ di panorami da cartolina, così da far credere allo spettatore che la vicenda si svolge proprio in quei posti prestigiosi. Adesso, la situazione si rovescia. Il blockbuster hollywoodiano «The Bourne Ultimatum», terzo episodio della saga spionistica interpretata da Matt Damon, l’hanno realizzato altrove, presumo per esigenze produttive: ma la vicenda prende dichiaratamente l’avvio a Torino, e a dare verisimiglianza alla fittizia ambientazione ci sono le riprese d’esterni con la Gran Madre e piazza Vittorio. Insomma, Torino è di moda. «Cool», direbbero gli americani. Un posto figo, traduciamo per i non anglofoni.

Se la pensano così a Hollywood, potete crederci: hanno fiuto, per certe faccende.

Tutto merito dell’effetto-Olimpiadi? E’ una spiegazione un po’ limitativa. I Giochi invernali li hanno fatti anche a Sarajevo, o a Sapporo: ma non è capitato nulla di particolare - beh, a Sarajevo qualcosa è capitato, ma niente di buono, e soprattutto niente che riguardasse mondanità, turismo o joie de vivre.

Piuttosto, è lo stato - e l’insieme - delle cose: poche altre città in Europa hanno, in pochi anni, trasformato così profondamente la propria immagine. Il grigio dormitorio di un tempo appare oggi a un osservatore esterno come una metropoli scintillante - fors’anche al di sopra della realtà; e non soltanto in virtù delle Luci d’Artista, che pure aiutano. I problemi hanno meno risonanza, fuori dall’ambito locale, rispetto ai fascini. L’innovazione è stata una carta vincente: mentre a Torino ci si scanna sulla questione dei grattacieli, arrivano gli assessori all’urbanistica di mezza Italia per studiare la rivoluzione architettonica subalpina, e ammirare i progetti di Renzo Piano.

Sta di fatto che Torino, da appartata marca di confine, è trasmutata in luogo del desiderio, dove bisogna esserci: per un matrimonio mondano, come quello del numero uno della Mondadori alla Reggia di Venaria, o per un evento chic&choc del calibro di Artissima, affollato di collezionisti e presenzialisti, scrittori come Aldo Busi, maestri del gossip come Roberto D’Agostino in visita alla casa di Patrizia Sandretto, un sacrario della contemporaneità ricercatissimo dalle riviste d’interior design più à la page.

Eventi e cultura sono strumenti di visibilità formidabili: tuttavia il Festival del Teatro Europeo o la stagione del Regio, il Museo del Cinema e l’Egizio, per quanto importanti, non spiegano completamente il cambio di prospettiva. Né sarebbe bastata, da sola, l’operazione Film Commission, che ha riportato a Torino il grande cinema, con i grandi attori, i grandi registi. Tutto ciò può dare notorietà; creare nuovo lavoro; favorire il turismo. Per essere «cool» ci vuole altro. Torino è «cool» perché è piena di torinesi - autoctoni o d’adozione - che sono dannatamente «cool». C’è la gente che piace alla gente. Per gli altri italiani, questa è - innanzi tutto - la città di Luciana Littizzetto che, con marcato accento subalpino, gira lo spot dei telefonini in piazza Vittorio; la città dove c’è un festival cinematografico diretto da Nanni Moretti; la città della brillante Evelina Christillin e del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi, del bonario Gambarotta, del corrosivo Chiambretti, della geniale Carol Rama; la città dei calciatori amatissimi Del Piero e Buffon; la città dove arrivano in gita le ragazzine sperando di incontrare i Subsonica ai Murazzi, la band più «cool» del Paese in uno dei posti più «cool» del Paese.

A proposito di calciatori e subsonici: i torinesi sono «cool» anche perché si accoppiano con donne bellissime. Eva Herzigova, Alena Seredova, Fernanda Lessa si sono torinesizzate per amore. Ciò è decisamente «cool». E poi, come può non essere «cool» una città dove lavorano artisti «cool» come Peter Greenaway e Dante Ferretti; e dove ha scelto di abitare per i prossimi sei mesi il guru del cyberpunk Bruce Sterling?

La riscossa della Fiat ha dato il tocco finale. La Fiat oggi è «cool» come mai in passato; gli spot girati al Lingotto sono «cool»; la Cinquecento è «cool».

Soltanto i torinesi stentano ad accettare il loro nuovo status di abitanti di una città «cool». Conosco un torinese che, lo scorso weekend, era in Inghilterra, e ha deciso di concedersi una botta di vita lanciandosi nello sfrenato nightclubbing londinese. I suoi amici londinesi lo guardavano come un matto; non capivano perché andasse in discoteca a Londra proprio quella notte, mentre il posto «cool», per i nightclubbers di mezza Europa, era Torino, dove per «Club To Club» s’erano dati convegno i più rinomati deejay del pianeta. D’altra parte non è improbabile che, entrando in un locale di Londra, o di Barcellona, si scopra che il super-deejay che sta facendo esplodere il dance-floor è un torinese, si chiami Gigi D’Agostino o Giorgio Valletta o Sergio Ricciardone. E questo, credeteci, è definitivamente cool.

GABRIELE FERRARIS (La Stampa)

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