Prendete la faccia del vostro vicino di casa che si lamenta con voi perchè vi girate troppo rumorosamente nel letto, ad esempio…
Prendete la faccia del vostro vicino di casa davanti alla sua macchina e lui che cerca di capire chi potrebbe essere stato ad incidergli sulla fiancata destra: “Tu quando dormi russi!”, ad esempio…
Prendete la faccia di quello stronzo che ha parcheggiato il suo fuoristrada appiccicato alla vostra fiat bravo scassata, ad esempio…
Prendete la faccia di quello mentre suda perchè, fatalità, due giorni dopo si è trovato le gomme tutte e cinque anche quella di scorta dentro la macchina completamente sventrate, ad esempio…
Prendete la faccia di quella che si è scopata la vostra donna, in un giorno di pioggia, mentre voi stavate lavorando, ad esempio…
Prendete la sua faccia tre anni dopo mentre la polizia la sta arrestando per spaccio internazionale di cocaina grazia ad una soffiata intelligente, ad esempio…
Amici, nemici, cosa cazzo c’è da piangere?
Dai sorridete, dai un po’ di impegno…che ci vuole…
c’è molto da sorridere.
Prendete uno che vi grida troia alla fermata dell’autobus e nemmeno vi conosce, ad esempio…
Prendete un altro che è seduto accanto a quello che vi ha gridato troia e gli ha suggerito di gridarvi troia perchè mi sa che vi conosce, ad esempio…
Prendete la vostra maestra delle elementari, quando si incazzava solo con voi dicendovi continuamente: “sei scema, sei stupida, sei sorda!!!!”, perchè aveva capito che voi non avreste mai avuto il coraggio di dire niente ai vostri genitori, ad esempio…
Prendete voi quindici anni dopo davanti alla vostra ex maestra delle elementari con le stampelle che vi chiede di cederle il posto e voi che le rispondete: “cosa? non ho sentito!”, ad esempio…
Prendete la vostra ex che vi ha lasciato malamente e che incontrate per strada e vi dice: “Ciao ti vedo benissimo…ma perchè non esci con me stasera?”, ad esempio…
Prendete voi che state uscendo con la sua attuale fidanzata e le rispondete: “Eh no, scusa, ma ho da fare…”, ad esempio…
Milano da due anni.
Da una piccola città di provincia ad una metropoli cosmopolita.
Milano e due anni di corsa. Di linee. Gialle. Rosse. Verdi.
Due anni di passi svelti e distesi bene o ben distesi e basta.
Sudando imprecando bestemmiando.
Piangendo. Di caldo. Di sole. Di zanzare. Di ansia. Di umidità. Di paure. Di notte. Di giorno.
Dall’ottovo piano. Lacrime.
A causa di colleghi. Di iene. Di divoratori di gossip e cattiverie. Di gente che vive di solo lavoro. Timbra il
cartellino e fa di tutto per strisciare anche il cuore di chi vale meno perchè assunto con un contratto a tempo
determinato.
Un anno di lavoro all’interno di un ufficio comunale.
E per fortuna, per forza e per amore: un anno di lavoro dietro le quinte di un fantastico show serale.
Settore Servizi funebri. Di giorno.
Zelig cabaret. Di notte.
Iene maledette. Di giorno.
Comiche benedette. Di notte.
Un anno stravolto e stravolgente.
Ridendo.
Tra la gente, con la mentalità del vincente e le mani isteriche di un perdente.
Passo dopo passo dopo passo. Scalino dopo scalino. Salto dopo salto.
Facce belle poche.
Facce belle avvistate poche.
Facce belle contattate poche.
Anime belle intercettate pochissime.
Una, due, tre, anzi una, anzi due, forse quattro, ma non di più.
Poi estate. Un concerto. Le finestre sempre aperte. L’ansia da prestazione. L’indifferenza da emozione.
L’emozione da passione.
Un nuovo salto nel buio.
Spezzare in due il bage.
Tubo catodico dappertutto.
Ore su ore su ore con tante checche isteriche e un dottore. E qualche civetta senza il comò.
Solo correre correre correre.
ore su ore su ore su ore.
Dietro le quinte senza le spinte.
Dietro le quinte. quante.
Facce allontanate tante.
Facce da culo pesantemente sfacciate tante.
Facce da guardare bene tante.
Facce senza faccia tante.
Anime da adorare qualcuna.
Una, due, tre, anzi una due quattro, a tratti solo te.
E poi le scelte.
Le strade i percorsi.
Gli angoli senza luce.
Ed infine la luce.
Del palco, il salto.
Il sogno, il segno. Un disegno. L’impegno.
Mi manca la voce, ma mai la luce.
Facce da ringraziare diverse.
facce da non dimenticare diverse.
Facce da ricordare diverse.
Facce da spaccare diverse.
Facce da tenere tra le mani qualcuna.
Anime da ringraziare una, due, tre, forse quattro, anzi no, sei, sette, a tratti solo te.
Chi c’è stato.
Chi non c’è stato.
Chi credevo ci fosse.
Chi credevo ci potesse essere.
Chi c’era, ma per errore.
Chi mi aveva promesso che ci sarebbe stato e poi è scappato.
Chi mi ha chiamato per giorni “amica” e poi si è scocciato.
Chi ho cercato, sentito, a modo mio amato.
Chi ho trovato per caso, davanti al caffè, timido e dolce e oggi non so più dov’è.
Chi ho stretto come sono stata stretta.
Chi ho deluso.
Chi ho confuso.
Chi a modo suo mi ha sempre tenuto la mano.
730 giorni in Milano.
Ho visto un pinguino che attraversava la strada. Si, un pinguino. Era liscio. Era nero e grigio. Era veloce. Si, era un pinguino veloce. Poi ho visto una tipa che rideva. Poi ho visto un tipo che giocava a rugby con la nazionale e con il pinguino. Poi ho visto gente della mia generazione chiedersi come mai dopo tre mesi di matrimonio non ci fosse più l’amore. Poi ho visto gente della “generazione vodafone” chiedersi come mai non si riesca ancora a fare l’amore via mms. Ho visto gente della generazione di mio nonno chiedersi come mai. Poi ho visto uno che obliterava un biglietto. Ho visto uno che amava una ballerina russa, ma non sembrava essere corrisposto. Poi ho visto la ballerina russa salutare con la mano e un ballerino bulgaro salutare con un piede. Poi ho visto il sole alterarsi. E un tizio del sole24ore, appena assunto cocopro, protestare perchè avrebbe dovuto lavorare giorno e notte, 24ore appunto.Poi ho sentito dire ad uno della Gazzetta dello Sport che lui non sapeva nuotare, sciare, giocare a calcio, a tennis, ma che sapeva giocare a briscola. Poi ho visto un pesce uscire dall’acqua da solo e un pescatore tuffarsi nell’acqua con un solo pesce. Ho visto una commessa sorridere veramente e dire ad una tipa che il vestito che indossava le stava malissimo e di andare a comprarlo nel negozio di fronte perchè là costavano meno. Poi ho visto una mamma piangere, un bambino ridere come un pazzo, un salice piangente ridere e una iena ridens piangere. Poi ho visto che quest’anno sono tornati di moda gli slip e che dire Vaffanculo non è più reato, quindi ho detto vaffanculo a quello che mi ha regalato un paio di slip con la faccia di Corona che mangia un gelato. Poi ho visto uno inseguito da un milione di persone. Poi ho visto una signora tampinare pesantemente un tipo che voleva vendergli un enciclopedia. Ho visto il tizio dell’enciclopedia comprare alla signora dodici centrini fatti a mano.
Ho visto il pinguino ridere e poi sorridere e poi fermare il traffico attraversando la strada.
E ho visto uno farsi la barba con strane lamette getta e usa.
E ho visto e sentito bush chiedere scusa.
Faccio certi sogni quando mi addormento sulla panchina sotto il sole…
A me tornerà quello che deve tornare e non ho paura.
Merda se ho servito merda. Verità se ho servito verità.
Che lo schifo mi risucchi se schifo ho distribuito.
Che onesto calore mi travolga se con calore onesto ho travolto.
Al rogo se ho bruciato.
Do Ut Des.
Io do affichè tu mi dia e pretendo di ricevere quello che do. E pretendo che mi venga tolto quello che ho tolto.
Questo mondo non fa schifo. Questo mondo siamo noi. E quindi siamo noi a fare schifo. Il giro che facciamo intorno alla terra non è quasi mai semplicemente di ottanta giorni, ma di infinite maledette cattiverie. Siamo noi a fare schifo. A volte a Fare bene anche a fare schifo. A volte facciamo bene a fare bene e basta.
Mi chiedo se te che guardi e giudichi,
te che sai esistere e usare bene spade e parole,
te che sei sicuramente meglio di me,
si te, proprio, te che non hai mai fatto del male a nessuno…
hai la certezza che torni il bene?
Non lo so.
Mi chiedo se invece a chi deve o doveva arrivare il bene o l’amore seppur limitato e modesto sia arrivato.
Credo nella giustizia. Divina. E saldamente legata ai passi degli esseri umani.
“…e sono qui
sempre più chiuso in me
mentre mi parli
scopro che
c’è un moscerino
nel caffè…”.
Odio.
Da Brenta fino a Viale Ortles. A piedi. Il dado nella mano che non tira. La mia mano che non tira. La mia testa che non gira. L’unica preoccupazione di certa gente: l’abbronzatura.
Odio.
Il caffè delle macchinette. Le colleghe che si lamentano perchè sono senza tette ed io che sono costretta a dire qualcosa: “Marco stai tranquillo, a voi gay, non servono…”
Odio.
stecazzodi scarpe tipo zoccoli con i buchi. Che poi sono comode, ma inguardabili.
Odio.
sticazzo di informatori meteo che ci mettono l’ansia sul fatto che moriremo a breve. Oggi di 39 gradi, domani di freddo. Dopodomani di orgasmi mancati causa caldo e freddo.
Odio.
sticazzo di giorni inutili. La tv senza il dvx. E senza l’antenna. E i bambini che giocano senza motivo al parco. E il parco che sa di asfalto e di ruggine. E le cagne in calore che passano lente. E le merde per la strada che pesti involontariamente.
Odio.
Oggi odio. Io andrei in giro con una sciabola. E poi con sette coltelli. Ma sono giorni belli, sono giorni belli…
“e resto qui
sempre più chiuso in me
mentre cammino
sento che
quel moscerino
è dentro me…”
Io sapevo per informazione certa
che ogni dolore con il tempo si sopporta
non c’è ferita che rimanga sempre aperta
e per fortuna, la memoria spesso è corta
perchè gli amici sanno sempre cosa dire
tipo “ci siamo già passati tutti quanti, sai
i primi giorni, sì, ti sembra di impazzire
ma poi, vedrai, ringrazi il cielo andando
avanti”
Così da 5 anni vivo consumando
un’incrollabile fiducia nel futuro
con un sorriso, vedi, che sto conciliando
al vago senso che ho di averlo preso in
culo
Però ti dicono “le donne sono tante!
come i Negroni, no? milioni di miliardi
poi scusa, lei non era mica entusiasmante
vedrai che adesso, beato te, potrai rifarti
Ma allora spiegami perché mi tormento
perchè non ha più senso quello che ho
com’è che ancora adesso rischio l’infarto
se vedo un’Y10 bordeaux
Spiegami perché mi tormento
perchè non ha più senso quello che ho
com’è che ancora adesso rischio l’infarto
se vedo un’Y10 bordeaux
dice… che palle, parli sempre di ’sta tizia
ma fai qualcosa, almeno leggiti un
giornale
io, sì, li leggo, ma cosa vuoi non c’è notizia
che non mi sembri in fondo inutile e banale
però ci provo, mi convinco che è un
errore
non si può vivere inchiodati ad una croce
ma poi di muovermi alla fine non ho il
cuore
e per non urlare non ho neanche più la voce
E l’incrollabile fiducia nel futuro
ormai si è consumata inevitabilmente
e quel sorriso è diventato un po’ più duro
anzi somiglia ad una paresi permanente
però ti dicono: “le donne sono tante!
ne hai persa una? che sarà, ne trovi
mille!
e poi tu, scusa, ancora cerchi delle sante
ma dai, scatenati, vedrai, farai faville”
Rit.: Sto male, sto tanto male
sto proprio male, ma male male
sto male, sto tanto male
mi puoi portare all’ospedale?