Stavo pensando che da qualche giorno sono sempre di corsa, sempre di fretta. Non riesco a rilassarmi. Stanotte ho guardato quattro film cercando di rilassarmi, ma sono sempre di fretta e li ho guardati tutti con l’avanzamento veloce, tanto lo so come vanno a finire…i porno.
-Amore, se soltanto tu ti trovassi un lavoro serio, un lavoro fisso, forse potresti sposarmi, forse…
-Amore, ormai ho una certa età e lo sai come va qua, sarà dura…
-Sarebbe bello se noi il mese prossimo andassimo in vacanza…
-Già, ma non credo di potermi muovere, i Robbis mi hanno chiesto di mettergli a posto la cantina…ci andremo in vacanza amore, ci andremo un giorno, vedrai…
IERI
Ciao amore.
Ti scrivo questa lettera, anche se faccio fatica a tenere gli occhi aperti. Sono stanco e spezzato. Questo per me, lo sai, è stato un mese difficile. Mi è sembrato di stare seduto ed aggrappato malamente sopra ad un’altalena gigante e adesso che sto per fare il giro della morte sento il bisogno di farti arrivare solo l’amore che provo per te.
Ti ricordi quando ci siamo guardati negli occhi la prima volta?
Ti ricordi quando ti ho stretto forte a me quella notte di pioggia e vento?
Ti ricordi quando e quanto mi hai stretto tu il giorno in cui hai capito di amarmi?
Voglio che tu metta a fuoco noi. Il bello di noi. L’amore che sentiamo. L’angolo di mondo che abbiamo e possediamo. Voglio che tu lo faccia ogni volta che ti sembrerà di cadere.
Non sono mai riuscito a darti quello che avrei voluto. Una casa, una famiglia, giorni e notti insieme, il giardino, le rose, il ponte da attraversare, la chiesa, la posta, la scuola per i nostri figli, una vita normale. Non ci sono mai riuscito prima di oggi. Non sono mai riuscito a mettere da parte qualcosa per portarti all’altare come si deve e ora che lo posso fare, anzi lo devo e lo voglio assolutamente fare, sono obbligato a salutarti prima di godermi almeno qualche istante il nostro amore. Colpa del destino crudele? Questa frase sa di aceto e di ruggine. Non è il destino. Anche se è lui che mi ha segnalato per mandarmi all’inferno e allo stesso modo mi ha segnalato per salvarmi dalle fiamme. E’ colpa di un si, di un no, di un timbro, dei soldi che, ironia, questa volta ho, ma non posso avere adesso. E’ colpa di un mostro chiamato burocrazia. Quindi, amore mio, ti chiedo di pensare all’amore che ci lega ogni volta che riceverai l’assegno che ti arriva. Goditi alla faccia della burocrazia tutti quei soldi. Mangia pesce costoso tutti i giorni. Fuma sigari preziosi tutte le sere. Offri da bere. Compra fiori e pane. Regalati vita, amore e piacere. Fai vacanza tutti i giorni. Non venire a trovarmi mai nel luogo silenzioso in cui mi metteranno. Lasciami là chissenefrega. Tu vai a divertirti tutte le sere. Alla faccia mia e del mio dolore. Per anni ho servito il potere, ma senza immaginare fino in fondo che avrei comunque fatto la fine schifosa del panettiere. Amore mio, non perdere tempo vai e corri a goderti la vita.
OGGI
NEW YORK - La burocrazia ha ucciso la fortuna. E’ morto ieri a Syracuse Wayne A. Schenk, 51 anni, l’uomo che in un mese aveva scoperto prima di essere malato di cancro ai polmoni poi a metà gennaio di aver vinto il primo premio della lotteria dello Stato di New York: un milione di dollari. Aveva sperato di potersi curare con quei soldi, ma le regole non hanno fatto eccezioni: la vincita poteva essere pagata soltanto a rate, 34mila dollari ogni dodici mesi per vent’anni.
La sua assicurazione da veterano dei marines - Wayne aveva servito in Libano, dove 241 suoi compagni morirono nell’attentato al quartier generale americano di Beirut - gli passava solo le cure base e un ciclo di radioterapia. Ma i medici erano stati chiari, con 125mila dollari subito e 250mila per un secondo ciclo si poteva sperare in un altro anno di vita, forse diciotto mesi, magari in un miracolo. Allora in una corsa contro il tempo aveva cercato di ottenere subito tutto il denaro del premio, poi di fronte ai ripetuti rifiuti era riuscito a convincere il centro per i tumori di Philadelphia ad accettare il tagliando vincente in cambio delle cure, ma anche questo non è stato possibile. Così Wayne ha incassato solo la prima rata, con cui ha pagato debiti e bollette e ha offerto una bevuta a tutti gli amici al bar di Naples, un paese tra i boschi e le vigne a nord di Manhattan. E pensare che la sorte per un attimo lo aveva illuso: le probabilità per un uomo di 51 anni di sviluppare un tumore ai polmoni sono una su cinquemila, le probabilità di vincere il primo premio da un milione di dollari della lotteria dello stato di New York, con un biglietto gratta e vinci da cinque dollari, sono una su 2.646.000. Wayne era stato scelto dal destino tutte e due le volte e questo sembrava un segno. Ma la malattia non si è fatta commuovere e si è presentata puntuale, portandoselo via dopo soli tre mesi. Wayne che ha sempre vissuto da solo con uno spelacchiato pastore tedesco e ha tirato a campare facendo mille lavoretti precari, prima di morire ha però fatto in tempo a prendersi una piccola rivincita sul suo destino taciturno e solitario. All’inizio di aprile ha sposato Joan DeClerck, la donna che amava da tempo, con cui usciva ma a cui non era mai riuscito a garantire un’esistenza o una famiglia. Ora sarà lei ad ereditare il resto della vincita. E le lotterie dovranno pagare tutto, per altri diciannove anni, fino all’ultima rata.
-Amore, certo, te lo dico solo perché non sono abituato a vederti partire senza di me…
-Amore, non pensare che io faccia questo viaggio per fare chissà che…
-Amore mio, lo so…mi passi il sale?
-E poi voglio dirti che mi dispiace non fare questo viaggio con te…
-Amore, lo so…mi passi il sale?
-Io credo che una coppia dovrebbe fare insieme viaggi come questi…
-Amore, lo so…ma il sale?
-E poi faccio fatica ad allontanarmi da te, mi sento persa senza te, divento un’altra senza te, mi trasformo senza te, non so più chi sono senza te…capisci?
-Si amore mio, capisco benissimo…sai per caso se, invece, quando sei con me, riesci anche a parlare mentre mi passi il sale?
-E poi non sopporto quelle persone che non capiscono la mia timidezza e quanto tu sia stato capace di farmi raggiungere uno stato di accettazione e di normalità rispetto a ciò che ritenevo fosse un difetto caratteriale e non un pregio…la timidezza è un pregio…
-Amore, lo so, ma non so come dirti che questa pasta è abbastanza insipida…il sale?
-Io sono timida…faccio fatica a muovermi da sola nel mondo, lo sai, ma da quando ti conosco ho imparato che sorridere al mondo, creare un contatto con il mondo, mi fa solo bene…solo che Roma vorrei vederla con te, io sento che mi sentirei meno spaesata…ho il terrore di visitare quei luoghi così magici, ma anche così intasati ed affollati, senza di te…la gente mi intimorisce…come al supermercato, ricordi?
-Amore, lo so, lo immagino…nel frattempo, prova ad allungare il braccio, dovresti farcela, hai il sale lì vicino a te, me lo passi, non è difficile, ci provi?
-E poi la Fontana di Trevi…è bellissima, mi emoziona letteralmente. Secondo te, si usa ancora buttare le monetine e poi esprimere il desiderio?
-Si, certo amore…c’è anche chi si fa il bagno nudo…cazzo, il sale?
-Amore mio, arriverò davanti alla Fontana di Trevi e, baciata dalla fortuna e dal sole, esprimerò un desiderio solo per te…cosa vorresti?
-Il saleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!
-Amore, sei pazzo? Non posso mica sprecare un desiderio del genere per il sale…mi passi il pepe?
LA NOTIZIA: ROMA, NUDA NELLA FONTANA DI TREVI
Fuori programma hot per i turisti che si sono fermati ad ammirare la Fontana di Trevi a Roma. A un certo punto una milanese di 40 anni, senza vestiti, è entrata in acqua e ha cominciato a nuotare tra gli applausi, i fischi e le centinaia di fotografie scattate da tutti quelli che si trovavano ai bordi della “vasca”. Poi, dopo qualche bracciata, si è sdraiata al sole. I carabinieri, però, hanno interrotto lo spettacolo. Roberta, questo il suo nome, ha in pratica imitato quello che aveva fatto Anita Ekberg nella “Dolce Vita”. Lo spettacolo è iniziato intorno alle 14, quando la donna si è denudata completamente gettando i vestiti nelle acque di Fontana di Trevi, in uno strip-tease che in molti non dimenticheranno.
Ci son macchine nascoste e, però, nascoste male
e le vedi dondolare al ritmo di chi è li dentro
per potersi consolare
godendo sui clacson.
Fra i fantasmi di Elvis ci son nuvole in certe camere
e meno ombrelli di quel che pensi.
Lo sapete cos’ha in testa il mago Walter
quando il trucco gli riesce non pensa più a niente?
E i ragazzi son in giro
certo alcuni sono in sala giochi
e l’odore dei fossi forse lo riconoscono in pochi.
E le senti le vene
piene di ciò che sei
e ti attacchi alla vita che hai Leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno, senza destinazione.
Leggero, nel vestito migliore, nella testa un po’ di sole ed in bocca una
canzone.
Dove passerà la banda, col suo suono fuori moda
col suo suono un giorno un po’ pesante
un giorno invece troppo leggero?
mentre Key si sbatte perché le urla la vena
pensi che sei fortunato:
ti è mancato proprio solo un pelo
e ti vedi con una che fa il tuo stesso giro
e ti senti il diritto di sentirti leggero
c’è qualcuno che urla per un addio al celibato
per una botta di vita con una troia affittata.
E le senti le vene
piene di ciò che sei
e ti attacchi alla vita che hai.
Leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno senza destinazione.
Leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po’ di sole ed in bocca una
canzone.