6 Febbraio 2010
Neve.
Piena.
Bella grossa.
Corro.
Con tutta la forza che ho e che posso.
Con tutta la forza che mi arriva anche dall’alto, come se me la meritassi.
Me la merito?
Se la condivido, evidentemente, si.
E’ notte e scrivo un po’ di me, qui su questo sitoblog che da anni “trastullo” senza conoscere chi mi legge e forse sorride o chi mi legge e forse ci sputa sopra.
Scrivo qualcosa di me di corsa, con voglia, stanotte.
Perchè questi giorni sono grandi giorni.
Perchè vado al supermercato faccio la spesa e mi accorgo di comprare sempre uno spazzolino da denti nuovo di palla. E’ un mia fissazione. E’ più forte di me. Devo averne sempre uno nuovo di palla. Ieri ho addirittura esagerato: l’ho comprato “vibrante”, super tecnologico, ho fatto una coda lunghissima al supermercato solo per lui e poi…l’ho dimenticato in camerino. Quando compro spazzolini significa che sto bene. Che ho voglia di viziarmi un po’.
Questi giorni sono grandi perchè i miei sogni piano piano, dopo tanti anni, si stanno realizzando tutti. Mi commuovo. Un po’.
Si, perchè se penso al fatto che per realizzarli sono stata costretta a dividermi, dividere, restare in sospeso, restare da sola, correre, piangere, prendere pugni in faccia, colpi al cuore, se penso a tutto questo, mi commuovo.
Sia chiaro. Io, per definizione, mi sento sempre a metà strada. Non mi sento mai arrivata. Però questa voltà sento di avere leggermente superato la metà strada.
E mi commuovo.
Mi commuovo perchè poi condivido tutte le mie idee. Tutte. Con il rischio che mi vengano strappate, con il rischio che vengano sputtanate, con il rischio che non vengano trattate bene, ma le condivido con l’intenzione di dare e di conseguenza di avere e succede, cazzo, succede.
Mi commuovo, oggi, stanotte, sotto la neve, con la mia straordinaria collezione di spazzolini da denti ovunque.
Mi commuovo.
E ringrazio chi mi ha sempre sostenuto in questo percorso. Ringrazio chi mi ha voluto bene in questi anni, anche se oggi non me ne vuole più, ma ringrazio chi mi ha sempre detto di non mollare e di continuare a crederci. Ringrazio di cuore, con tutto il cuore chi lo ha fatto.
Ringrazio chi lo fa oggi, chi cammina oggi al mio fianco, chi lotta con me e per me. Chi mi aspetta a casa. Chi mi viene a prendere in stazione. Oggi, stanotte, domani.
Cosa farò domani?
Ne ho visto uno con le spazzole morbidissime. Lo prenderò. E’ in promozione.Â
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3 Febbraio 2010
Troppo da fare vorrei solo andare al mare!!!
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29 Gennaio 2010
Adesso lo so con certezza assoluta.
In un’altra vita sono stata davvero un tagliatore di gole. Maneggiavo coltelli. Vendicavo gli assenti.
Adesso lo so, perché ieri siamo stati aggrediti e quando il tizio mi ha chiesto portafoglio e telefono a me e’ bastato tirare fuori un minicoltello da dodici centimetri e fargli fare due giri tra le dita. Giuro non avevo mai fatto una cosa del genere con un coltello tra le mani e soprattutto non sapevo di avere quel coltello, era un regalo che avevo dimenticato di avere in borsa. E io, così, davanti a quel tizio che di colpo e’ impallidito ho fatto girare a tutta velocità quel coltello come fossi un giocoliere in mondovisione.
Il tizio ha fatto un passo indietro ha guardato quel coltello tra le mie mani e poi ha guardato i miei occhi.
Non avevo mai riflettuto sul mio sguardo in situazione di pericolo. Forse il tagliatore di gole e’ rimasto fortemente in me e lo sguardo che faccio gli appartiene ancora. Il tizio ha girato gli occhi altrove.
Confesso: dentro di me tremavo. Ma fuori io ero lui. Ero quello della mia vita precedente. Ho alzato il braccio ho puntato il coltello e mi sono limitata a dire: “i miei soldi li vuoi ancora?”. Il tizio a quel punto ha guardato il suo complice ed e’ scappato.
Ora. Se qualcuno mi chiedesse di ripetere l’impresa o quel gesto folle non sarei in grado di farlo.
Ho messo in un cassetto quel coltello e non voglio mai più che il tagliatore di gole che c’è in me esca di nuovo. Sarebbe potuto accadere di tutto. Per esempio sarebbe potuto accadere che quel tizio capisse al volo che quel coltello non aveva una lama vera, ma finta e molle, come sono tutte le lame che appartengono a coltelli giocattolo solitamente usati dai maghi per stupire con i loro trucchi.
Per esempio.
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28 Gennaio 2010
Dopo di che
ho capito che se io sto per uscire entri te…
e se io aspetto di notte il tuo ritorno
tu arrivi, si, ma di giorno…
Dopo di che
ho capito che
politica arte passione odore
lenzuola emozione colore
con te…
che dopo di che sposti un principio
indirizzi le intenzioni
ti metti al centro
di un cerchio
che nemmeno io…
Dopo di che
ho capito che
c’è da prendere il tempo per non perdere il tempo
per non fingere un contrattempo per non perdere te
che non ti bastano le olive senza nocciolo
per saltare qualche ostacolo
che non ti bastano due parole
e piuttosto un po’ di silenzio
silenzio
silenzio…
adesso mi chiamo
ho un nome più serio
ho un insolito desiderio
ho qualcosa di te
hai qualcosa di me
adesso mi chiamo
so anche che ore sono
ho un nome meraviglioso
inciso sul petto orgoglioso
Dopo di che
ho capito che
hai capito me che ho capito te…
vienimi a prendere aspetto te…
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27 Gennaio 2010
Oggi ho ricevuto una telefonata da un numero sconosciuto. Di solito non rispondo mai ai numeri sconosciuti. Oggi si. Rispondo. Pronto. Ciao. Sento. Voce maschile. Quanto Vuoi? Dice. In che senso? Dico. Per fare quello che sai fare, quanto vuoi? Dice. Beh, io so fare svariate cose. Dico. Tu a cosa ti riferisci esattamente? Ridico. A quello che sai fare meglio. Dice. E comincio a comprendere esattamente quali sono le sue intenzioni. Penso. Voglio 1000 euro per tre ore di fila. Faccio più o meno tutto quello che serve e bene. Dico. Cazzo, sei cara. Dice. Beh, sul mercato non sono l’unica, guardati pure intorno, chiama chi vuoi. Mmmmm. Sospira. Scusa ho un’altra chiamata sotto. Dico per mettergli ansia, fretta e pepe. Niente lasciamo stare, costi troppo. Dice. Ok. Dico. Solo una domanda: il mio numero l’hai trovato scritto sul muro di bagno di un autogrill? Dico. Certo che no. Dice, quasi stupito. Me l’ha dato il tuo editore. Aggiunge. E allora perchè mi tratti come una puttana chiedendomi direttamente quanto voglio?
Dico e chiudo.Â
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26 Gennaio 2010
Fuori grigio,
ma dentro io finalmente rido.
Abbiamo vinto la prima partita. 3-0. Ho segnato una tripletta. La mia prima tripletta.
No, lo so, io non gioco a calcio, ma so bene di che si tratta.
Abbiamo vinto ieri sera. Contro i fantasmi, contro tutti.
Che tutti ci provano a tagliarci le gambe, a farci degli sgambetti scorretti. Ma noi no, siamo cadute, ci siamo rialzate e ieri sera abbiamo dato tre schiaffi morali a chi di dovere.
Ah. Come si gode. A testa bassa e pedalando. Come si gode segnando.
Finalmente rido.
E poi si vedrà .
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21 Gennaio 2010
Il tempo che ho è poco.
Scrivo di notte. Di giorno. Mi perdo. Mi trovo. Ritorno.
Gli amici che ho su facebook aumentano. Quelli che ho veramente restano pochi.
Ho letto la storia di un tizio americano che dopo aver preso un treno in Italia è tornato in America, ha comprato una pistola e si è messo a sparare a tutti gli uomini che vedeva vestiti con il cappello ed il borsello.
Ho letto la storia di un tizio veneto che è stato fermato dai carabinieri per un controllo. E’ sceso dalla macchina completamente ubriaco e si è messo a discutere con i carabinieri. “Dai si fatemi la multa, ma prima chiamo il mio avvocato”…ha chiamato l’avvocato che si è presentato immediatamente dal suo cliente, ma anche lui era completamente ubriaco. Due piccioni con una fava.
Ho letto una storia di una tizia che non aveva più voglia di leggere.
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