19 Maggio 2010
Quante palle da tirar fuori.
Rospi da ingoiare. Poi bisogna vedere se son perfino da sputare.
Batto il ferro che mica è caldo.
Forse è freddo. Ci tengo a dirlo.
Quante palle da ingoiare.
Rospi da tirar fuori.
Stiamo sempre un po’ così con la faccia come a dire: ora dico o taccio per sempre?
90% taccio.
10% dico.
Perchè quando decidi di dire devi essere pronto a dire tutto e di conseguenza devi essere pronto a sentirti dire tutto. Ne vale la pena? Ne hai voglia?
Cade la foglia.
Quante palle ho.
Rospi appesi al muro, stretti bene per la gola che io mica sono una qualsiasi, io conosco bene ”un certo tipo di fatto mio”.
Fatti miei.
Pochi dei.
Solo uno. Ben piazzato.
Lì seduto, giù dalla croce. Mi ascolta, mi allarga la voce.
Vado. Veloce.
Quante palle da tirar fuori.
C’è da fare.
Forse questo è il bello. C’è da fare.
Entro i 40 devo concludere.
Ho ancora due o tre pagine da scrivere.
L’oroscopo è fuori moda.
Ora mi leggono i baffi.
Sotto il naso.
Come i gatti.
L’equilibrio degli scatti.
Amo milano.
Amo essere nessuno.
Qui.
Con te.
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14 Maggio 2010
Oggi mi è capito di leggere il testo di una (nuova) canzone di Liga e poi ho recuperato una cosa che avevo scritto qualche tempo fa. Ecco qua.
Testo di Luciano Ligabue ”C’è una linea sottile
fra tacere e subire
cosa pensi di fare?
Da che parte vuoi stare?”
Miei pensieri in linea:
“In qualche modo aspetto il sole. In questi giorni aspetto il sole. Che illumini qualcosa qua e là.Mi sparano addosso cannoni di invidia e neve finta che poi non mi è mai piaciuto sciare figuriamoci gli invidiosi.
E’ abbastanza complicato stare. In generale. Un po’ come in mezzo al mare ti viene piuttosto da vomitare soprattutto se non ci sai stare. E la mia maschera ha un’autonomia di due ore, so fingere solo in presenza del controllore. Poi dopo due ore la maschera comincia a sciogliersi e io ho l’obbligo di scappare, altrimenti diventa sempre più complicato stare.
La difficoltà aumenta più tu allarghi le braccia, ti vengono tutti incontro, ma qualcuno lo fa solo per centrarti il cuore. Io però non cambierò, si chiudono a riccio solo quelli in sciopero.
Io ho scelta la mia parte. Ho scelto il lato della strada che non cambierò. Ho scelto la mia casa e ho scelto la mia sposa. Ho scelto la verità. Ti abbraccio ti abbraccio salutami papà.”
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6 Maggio 2010
A me certe persone che ho perso qua e là nella mia vita…un po’ mi mancano.
Ma non ho il tempo di dirlo. Non ho il tempo di ammetterlo. Non ho il tempo di capirlo.
Certe persone mi mancano. E non ho il tempo di fare altro che sentirlo.
E di queste persone mi manca sapere che tempo fa sopra e dentro le loro teste.
Che tempo fa.
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6 Maggio 2010
Non sopporto quelli che portano a spasso il cane come se la strada fosse del cane.
Non sopporto quelli che portano a spasso il cane come se non sapessero che il guinzaglio intralcia. Non sono io a dover scavalcare il guinzaglio, siete voi a dovervi levare dalle palle.
Non sopporto quelli che parlano al cane come se fosse un figlio e quando il cane abbaia gli dicono: “ma…mammma…amore devi dire mamma”. E poi aggiungono: ah se solo il cane potesse parlare…non può non può non può…e se potesse direbbe: ma che cazzo vuoi???
Non sopporto quelli che al cane permettono di annusarti e ti stanno a guardare con l’aria del genitore che ha apena messo al mondo un figlio…se ti sposti loro assecondano il cagnolino che ti segue con il naso…se cominci ad annusarli tu loro s’incazzano…
Non sopporto….to be continued
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29 Aprile 2010
Chi è il mostro dentro di te?
Sono più di uno. Paure, ossessioni, condizionamenti, legami forzati, desiderati, dimenticati, ritrovati. Il frigo vuoto. Il barattolo vuoto. Il mostro è dentro e fuori di me.
Pensi di avere realizzato il tuo sogno nel cassetto?
Era nel cassetto? Non Credo. Penso fosse in tasca, a portata di mano. NI. Penso di avere realizzato mezzo sogno di una notte di piena estate. I miei sogni sono in divenire. Cambiano intenzione mentre li sto per realizzare, mentre li sto per perdere. E diventano altri sogni.
Se dovessi scrivere una canzone oggi come sarebbe?
Sarebbe rock. Sarebbe un po’ incazzata. Come me. Che non ci riesco proprio a far finta di niente. A volte vorrei essere un’idiota, punto. Vorrei essere una che capisce il giusto.
Invece?
Invece, senza presunzione, dico che ho la capacità di vederla lunga. So fare due conti. So calcolare certe distanze. Comprendo senza difficoltà le puttanate che ci vengono raccontate.
E la canzone?
Parlerebbe di stronzi che fanno di tutto per appesantire il cielo.
to be continued…
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30 Marzo 2010
Anno 2015
Stanno portando via tutti.
Tutti “i diversi”.
Il ragazzo del piano di sotto, francese, ma con la pelle nera, arrivato in Italia da poco è stato trascinato via con brutalità.
Le divise verdi sono state veloci. La porta di casa sua è rimasta aperta.
Sulla parete c’è la foto scolorita ed autografata di Trezeguet quando ancora giocava in Nazionale.
Stanno portando via tutti.
Tutti “i diversi”.
L’altro giorno hanno preso le mie impronte digitali, hanno scannarizzato i miei documenti.
Il funzionario padano mi ha interrogato per sentire il mio accento.
Sono veneta. Sono nata a Treviso. Mi ha chiesto di cantargli una filastrocca trevigiana.
Gli ho detto che sono stonata. Allora mi ha chiesto di offrirgli da bere. Gli ho detto che sono astemia. E lì ha cominciato ad insospettirsi. Non beve, non canta? Strano. Ha detto rivolgendosi ad un nano con la mazza in mano. Che veneta è?
Mai stata allo stadio?
Si.
E per quale “scquadra” (scritto così perchè così l’ha detto) tifi?
Treviso.
E in quale serie gioca oggi il Treviso?
Ha appena vinto lo scudetto e l’Inter è arrivata seconda, giusto?
Brava. Bravissima.
Come mai non bevi e non canti? hai per caso sangue terrone che ti scorre nelle vene?
Si.
Ah ecco. Siccome che siam qui dacci Dettagli.
Mamma siciliana. Padre umbro. MA vivono a Treviso, dove io sono nata, da 41 anni.
Si.Ti piace il radicchio?
si.
Che lavoro fai?
Scrivo.
Cosa scrivi?
Lettere d’amore.
Lettere d’amore? Senti che roba ’sta qua, come ti mantieni?
C’è tanta gente che mi chiede di scrivere lettere d’amore, siamo solo tre in tutta la Padania a saperlo fare.
Si, beh, in effetti.
L’altro giorno, per dire, ne ho scritta una commissionata dal figlio di Bossi.
Bossi? Davvero?
Si. Ecco, le faccio vedere l’assegno. Vede qui…c’è la sua firma, la sua inconfondibile X.
Si si. Bene. Bene. Basta così possiamo andare. Verrò ancora perchè forse mi serve una lettera. Ma c’è qualcuno che le legge? Le donne leggono?
Si. Poi ci metto una bella foto e via.
Si. Si. Ok. ciao.
Stanno portando via tutti.
Tutti “i diversi”.
E devo prepararmi in fretta prima che si accorgano che anch’io lo sono. Il mio vantaggio è che sono lenti. Sono lenti a capire. Sono cattivi, ma lenti. Non hanno memoria. Non hanno capacità di apprendimento. Capiscono solo gli ordini.
Domani torna Anna. Dovranno prendere le impronte anche a lei. Andrà tutto bene, ma dovrò convincerla a non parlare con il cuore. Lei non sa mentire.
To be continued.
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26 Marzo 2010
Il venerdì.
Un po’ di sole.
Scatoloni ovunque.
Trasloco.
Cambio Casa e ufficio.
Pure ufficio si. Vado in un altro. O forse ne avrò due.
Se fosse sarei la donna con più uffici nel mondo. Ne ho quasi tre.
Globale. Flessibile. Se mi cerchi di là, sono di qua. Se mi cerchi di qua, sono di là.
Sono anche la donna con più idee nel mondo, dicono.
Sparo un’idea al secondo.
Qualcuna la perdo via. Qualcuna no.
Venerdì.
Strani dolori fisici.
Belle pensate mentali.
Non mi piace ascoltare la musica mentre scrivo. Mi fa cambiare umore troppo velocemente a seconda della canzone che ascolto.
Ora sono triste.
Ecco mi è già passata.
Se avessi una vasca da bagno funzionante stasera mi farei un bel bagno caldo.
Starei un po’ lì.
Un po’ così a meditare.
Ho bisogno di fermare il tempo per recuperare.
Ho bisogno di stare un po’ a guardare.
Ho bisogno di stare.
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