poesie


Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io te amo,
senza fine io t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, forse, a ferro e fuoco.

Pablo Neruda

Non si vede
per la nebbia
fuori e dentro
non si deve
ma si annaspa

ci si cerca
come gatti
ci si trova
ci si graffia

ci si gioca
come carte
ci si vince
ci si perde

come gatti
e come carte
ci si graffia
e ci si perde

non si deve
ma c’è nebbia
fuori e dentro
non si vede

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini

In effetti ogni poesia
potrebbe intitolarsi “Attimo”.

Basta una frase
al presente,
al passato o perfino al futuro:

basta che qualsiasi cosa
portata dalle parole
stormisca, risplenda,
voli nell’aria, guizzi nell’ acqua,
o anche conservi
un’apparente immutabilità,
ma con una mutevole ombra;

basta che si parli
di qualcuno accanto a qualcuno
o di qualcosa accanto a qualcosa,

di Pierino che ha il gatto
o che non ce l’ha più.

O di altri Pierini
di gatti e non gatti
di altri sillabari
sfogliati dal vento;
basta che a portata di sguardo
l’ autore metta montagne provvisorie
e valli caduche;

che in tal caso
accenni al cielo
solo in apparenza eterno e stabile;

che appaia sotto la mano che scrive
almeno un’unica cosa
chiamata cosa altrui;

che nero su bianco,
o almeno per supposizione
per una ragione importante o futile,
vengono messi punti interrogativi,
e in risposta -
i due punti:

Wislawa Szymborska

Se nella notte affumicata e nera
sorge improvvisamente una puttana
gloria di fine agosto in tangenziale

un camion che rallenta non fa male
e nonostante riprenda la corsa
come una giostra al bordo della fiera

lasciando sull’asfalto la straniera
forse qualcosa verso il cielo sale,
strano a pensarsi, è più di tenerezza

che di vergogna quel gesto bestiale
con cui lui si richiude la cerniera
e lei mette il cinquanta nella borsa.

(Anna Lamberti Bocconi)

niente, ero lì che passeggiavo in salotto
e mi son detto, mah, mi faccio una doccia?
mi son chiesto
sì, che son sporco
mi son risposto

allora mi sono tolto i vestiti
e li ho buttati nel cesto dei vestiti sporchi
e sono andato in bagno
e ho tirato la tenda
e ho acceso l’acqua
e niente
mi son girato
e c’era un nano con il sapone in mano
dentro la doccia

gli faccio, scusi cosa ci fa nella mia doccia?
lui mi fa, la doccia
sì, ma come si chiama lei?, gli chiedo
aldo, mi fa
ma è normale che lei sia qui nella mia doccia?
sì sì, è normale, fa

vabè, mi son fatto la doccia col nano
gli ho pure asciugato i capelli col fon
gli ho dato l’accappatoio rosso
che gli stava lungo

siamo andati in salotto
e lui mi fa, cosa c’è di merenda?
mah, dico io, pane e marmellata?
va bene
gli ho fatto pane e marmellata
ci siamo guardati i cartoni alla tele
abbiamo giocato un po’ ai play mobil
poi alle sei e mezza
mi fa, devo andare
ciao allora
ciao
ci vediamo ancora?
no

(g.c.)


Guido Catalano reading:
I cani hanno sempre ragione 3.0

“I cani hanno sempre ragione 3.0”
(Seed, 2007) è la terza edizione riveduta, ampliata e corretta del piuttosto fortunato primo libro del poeta torinese Guido Catalano.

Dopo le prime due edizioni andate a ruba, esce un libro che ripercorre l’attività poetica del Catalano dal 2000 al 2007.

E parte un tour-reading dove il poeta, col solo ausilio della voce e della sua statura brevilinea porterà dovunque gli sia consentito le poesie che dovrebbero, secondo i calcoli del ufficio marketing, portarlo alla fama definitiva.

Non fame, fama.

144 pagine di poesie d’amore, non d’amore e del terzo tipo, con un’aggiunta sostanziosa di poesie per il nuovo millennio.

Dall’introduzione al libro:

Da qualche tempo ho smesso di dire in giro che diventerò ricco e famoso scrivendo le poesie. Non è che ho smesso di crederci, ci mancherebbe. È che ho la fastidiosa sensazione che porti sfiga.
Ho deciso di fare una terza edizione dei Cani perché le persone spesso mi chiedevano: “Posso avere i Cani?”, “No - gli rispondevo - non c’è più, mi dispiace”.
Ora c’è di nuovo.
E sono contento che ci sia di nuovo perché io a questo libro gli voglio parecchio bene.
Ci ho messo pure un capitolo con delle poesie fresche. Dovrebbero piacere. A me piacciono. Se non vi piacciono vi prego di non dirmelo.

Ho notato, rileggendo le poesie dentro questo libro, ho notato che quando le ho scritte queste poesie, non è che fossi molto di buon umore. Anche se nessuno leggendole mi ha mai detto: “Acciderba, certo che eri proprio di cattivo umore quando le hai scritte!”.
Ecco, volevo rassicurare tutti, che oggi il mio umore è migliorato in maniera netta.

Direi che ho finito le cose da dire.
Godetevi questo libro e non prestatelo, che poi non ve lo restituiscono.

Comunque scrivo poesie per diventare ricco e famoso.

Guido Catalano: da anni i suoi readings si susseguono nei locali torinesi e non solo: dopo aver portato le sue composizioni su MTV (nel programma “True Line” condotto da Camila Raznovich), dal 2004 fa anche parte del Laboratorio Zelig (Zelig Chaltrons) che si svolge presso l’Hiroshima Mon Amour di Torino. Per i suoi spettacoli di poesia-cabaret spesso collabora con il musicista Gattico e la violinista Mayumi Suzuki, e da questa felice collaborazione nasce nel marzo 2006 anche il cd audio dal titolo: “Sbronzi all’alba senza sigarette”.

Circolo arci Pueblo
Corso Palestro 3 Torino
www.circolopueblo.com
www.guidocatalano.it

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