Archivio della Categoria 'blogghiamo libere'

e vai si va.

Martedì 27 Luglio 2010

si, ma ho la testa piena.

no, però meglio così.

si, però meglio settembre.

no, però i giorni di luglio sono meglio dei giorni di febbraio.

si, ma io ho voglia di andare via.

no, però poi vorrei solo un po’ di mare.

si, però non si può sempre tergiversare.

no, però non si deve solo scappare.

si, quindi scrivo.

no, di conseguenza vivo.

si, allora ora decido.

no, meglio che decidi tu.

si, hai deciso che devo decidere io?

no, ho deciso io a modo mio.

e vai si va.

 

un po’ si muore.

Mercoledì 21 Luglio 2010

“Tu sei sporca. Tu sei lo sporco. Sei una macchia. Una maglia piena di macchie che non si possono lavare. Tu sei da buttare. Tu sei una malattia contagiosa, pericolosa. Tu sei La Malattia e io prima o poi troverò la cura. Tu mi ha decapitato. Mi hai ucciso. Stanotte sentiti in colpa perchè hai ucciso una persona. Hai commesso un omicidio. Sei un’assassina. Non te ne rendi conto ma tu sei un’assassina. Subdola. Vigliacca. Schifosa. Ho perso tempo. Hai perso tempo. Perchè hai scelto di uccidere me che ti ho amato così tanto? Hai bisogno di uccidere per vivere? Io oggi sono morta, quella che hai conosciuto tu è morta. Ma altrove rinascerò. Rinascerò”.

Stanotte una mia amica ha pianto per amore. Di amore non si muore, ma il dolore che si prova per la fine violenta inaspettata subdola di un amore, un po’ ti fa morire. La storia è delle peggiori. Quelle che se fosse un film sarebbe doloroso e un po’ disgustoso. Lei che sta con lei. Poi lei che lascia lei e l’altra che incontra una persona. Poi lei che torna e se la riprende e poi per vendetta e noia che fa? Si fa l’altra. Insomma uno schifo con milioni di precedenti alle spalle. Storie già viste. Storie già vissute. Storie di persone amorali, senza principi e senza ideali. Di solito queste persone sono gli scarti della società. Quelli che non faranno mai una stimata carriera, quelli che non avranno mai amici decennali, quelli che non avranno mai un abbraccio senza diffidenza da parte dei semplici conoscenti. Di solito queste persone malate e pericolose sono gli scarti ben inseriti della società. Sono diffidenti, perchè diffidati. Di solito sono sole e un po’ lo sanno. Sono complessate e lo sanno moltissimo. La prima volta che ti succede, che ti capita di incontrarle un po’ si muore. E’ vero. Poi si rinasce e alla fine, se sei una persona intelligente e pura, diventi più forte e incredibilmente amabile. Nessuno ama davvero quelle persone così mortali. Nessuno ama davvero quelle persone così inutili e complessate, vendicative e bugiarde. Nessuno. Se non persone altrettanto malate. Tutti, al contrario, possono amare le persone che passano attraverso un dolore e imparano. Sbagliano, ma imparano. Soffrono, ma imparano. Tutti al contrario possono amare le persone che amano e sanno amare davvero.

 

Lastoriadelprimobacio

Giovedì 15 Luglio 2010

 

Un bacio. Il primo.

La lingua. La mia. La sua. Lascio fare alla sua. Agitata più della mia.

Suonano le campane della chiesa. Ho 14 anni. Tardi?

Tardi per baciare qualcuno?

Il primo.

Aveva dei pantaloni “sottoascellari” improponibili.

Non ho guardato nemmeno la faccia.

L’ho baciato e basta. Così si fa. Altrimenti non si bacia mai.

Avevo già 14 anni. E quando lo vuoi dare il primo bacio, sennò.

Ho dovuto fare quasi tutto da sola. Però.

Andare là. Guardarlo. Fissarlo. Un quarto d’ora. Poi girarmi e fare finta di niente. E lui, il primo, si è alzato e mi ha raggiunto.

Mi ha detto: “beviqualcosa?”-”no,bacioqualcuno!”. E l’ho baciato. Con gli occhi chiusi per non guardarlo per niente. Così si fa. Altrimenti non si bacia mai.

Anche lui mi baciava con gli occhi chiusi. Lo so, perchè ad un certo punto ho aperto i miei per controllare.

E mentre mi baciava, io pensavo.

Alle mie amiche. Chissà se mi stanno guardando.

Ai miei amici. Chissà se mi stanno guardando.

Che finalmente anch’io bacio uno.

Pensavo. Si, però, adesso quanto deve durare sto bacio?

Si, vabbè, però, pure lui potrebbe variare leggermente l’andamento della lingua. Faccio io. E mi fa: “bacibeneperò!”-”ehmel’hannodetto,lo so!”. Così si fa. Si mente un po’. Altrimenti non si bacia mai.

Pensavo. Se allunga una mano gli dico di no.

Se non ha i Levi’s come tutti, però gli dico di si.

Pensavo. Troppo. Era domenica. Pomeriggio. Domani si va a scuola. E si racconta questo bacio a tutte, anche se lo hanno visto. O forse si vede che una ha baciato uno, il primo. Si vede.

Nemmeno mi ricordo il nome. Solo i pantaloni. Levi’s, come tutti.

3 anni dopo.

Camera mia. Poster. Libri aperti. Luce. Lei sta arrivando. Ha preso l’autobus. Ha 17 anni. Io quasi 18. Camera mia. Suona. Siamo d’accordo. Oggi ci baciamo. Ce lo siamo dette l’altro ieri, al mare. Faceva freddissimo. Lei era con il suo ragazzo. Io con il mio. Ci siamo leggermente allontanate e lei, a bruciapelo: “io vorrei baciare una ragazza, tu cosa ne pensi?”. E io, che ero pazza di lei, ma non lo avevo detto a nessuno, e che in quel momento pensavo che lei volesse baciare un’altra e non me, io: “non puoi, non si deve, non si bacia una ragazza, chi è questa stronza??!” e lei: “tu…”. La stronza che lei voleva baciare ero io: “Io?Io ci sto immediatamente!Dimmi dove come quando?”-”A casa tua, lunedì!”. Pomeriggio. Sicura che non ti dia fastidio baciare una ragazza? No. Mi da fastidio non averlo ancora fatto.

Un bacio, il primo.

Camera mia.

Spegni la luce che mi vergogno. Spengo? Spengo? Click.

Il mio respiro. Il suo. Si, fai di me quello che vuoi. Chiama gli angeli e falli suonare per noi. Si, fai tu. Blu. Non fermarti più. Fa un silenzio qua dentro. Non c’è più nessuno là fuori.

E non pensavo. Non pensavo più a niente.

Allunga la mano, aspetto la sua mano. Muovo la mano. Fai piano.

Io: “Bacibenesai?” e lei: “Tu un po’ meno, come mai?”. Ho paura. La paura fa saltare la puntina del 33giri. La puntina.

E non pensavo.

Stai qui. Stai qui dieci anni almeno. Così si fa. Altrimenti non si bacia mai.

E non pensavo. Così si fa. Altrimenti non si bacia mai, davvero.

Aveva i Levi’s. Come tutti. Ma i suoi erano come i miei.

Blu.

Consapevole del fatto

Mercoledì 14 Luglio 2010

Sono piccole cose.

Piccole cose che danno la felicità.

Sono piccoli gesti. Piccole intese.

Sommati questi piccoli gesti fanno quel che devono.

Ora mi faccio la doccia e corro via. Consapevole del fatto.

 

l’indifferenza fa la differenza

Mercoledì 30 Giugno 2010

Tutto sommato il dispiacere è un piacere, perchè ti fa sentire vivo, perchè ti fa capire che ci sei. Che non sei sottoterra, anche se di solito viaggi in superficie.
Tutto sommato il dispiacere è un piccolo piacere. Ti fa sentire qualcuno, qualcosa, muoversi e muovere qualcosa o qualcuno dentro di te.
Allora mi dispiace e mi dispiaccio delle persone che fanno giochi maldestri. Ma alla fine sento il piacere di ritrovarmi guerriera abbastanza ben dotata.
Tutto sommato il dispiacere è un piacere.
Il dispiacere non è un dolore è solo un dispiacere.
E se “ti dispiace” la vita o altro, è un buon segnale. E’ l’indifferenza che fa davvero male. E’ l’indifferenza che fa la differenza.

ALTRO ARGOMENTO. 

Conversazione rubata al bar:
Tizio uno: “Che schifo questi Mondiali…ha fatto schifo questa Italia, hai visto che roba?”
Tizio due: “si, comunque io che me ne intendo ti dico che i campioni in questo mondiale non ci sono…sono tutti un po’ sfigati…”
Tizio uno: “hai ragione lo so anch’io…”
Tizio due: “Ma stasera chi gioca?”
Tizio uno: “LA Spagna…contro l’Inghilterra…”
Tizio due: “No, ti sbagli gioca la Spagna contro l’Irlanda mi sa…”
Tizio uno: “Non lo so io da quando l’Italia è stata eliminata dalla nuova zelanda non le guardo più ste partite…”
Tizio due: “si, ma mi sa che l’Italia è stata eliminata dalla polonia non dalla nuova zelanda…”…
Tizio uno: “ah si che storie…hai ragione…MA SAI IO NON LE VEDO io non ho sky!!!”
E io: “scusate, cari maschi esperti di calcio, ma chi segnerà durante la finale, secondo voi…maradona?”

Ciao.

Giovedì 17 Giugno 2010

Altro giro, altra corsa.

Siamo in grado di sopportare i cambiamenti?

Quando andavo a scuola, ogni anno, per ragioni che non conosco o non ricordo, mischiavano le classi e a settembre venivamo spostati e sistemati in nuove classi. Sapevo che avrei conosciuto nuove persone, sapevo che avrei incontrato nuovi professori, sapevo che sarebbe stato tutto diverso dall’anno precedente. Ogni anno, a settembre, sapevo che avrei dovuto in qualche modo ricominciare un’avventura diversa con persone più o meno diverse e sapevo che qualcuno dei nuovi avrebbe rotto gli equilibri, spostato le intenzioni, obbligato a rivedere tutti i ruoli. Ogni anno, a settembre, ero eccitata e preoccupata in egual misura. Amo ricominciare. Amo le novità. Amo inventarmi nuovi meccanismi. Allo stesso tempo, però, odio gli spostamenti improvvisi, odio essere costretta a ritrovare un centro, un equilibrio, un posto in terza fila che per altro era la mia preferita. Ma ogni anno sono sempre riuscita a ritrovare un senso e perfino una luce.

Quindi, non sarà facile. Non sarà difficile. Sarà diverso. Sarà un nuovo salto nel buio.

Siamo in grado di sopportare i cambiamenti?

Sono in grado di cambiare e di accettare i cambiamenti?

In tutti questi anni, qui, a Milano, ho imparato a non attaccarmi troppo alle cose che compro, alla strada che faccio, alle facce che vedo. Ho imparato a cambiare di continuo, a spostarmi di continuo. Ho imparato a soffrire, ma senza rassegnarmi mai. Continuando a lottare per raggiungere un posto tranquillo, con un po’ di vita, con un po’ di aria, e di pace.

Altro giro, altra corsa.

Si cambia giostra.  

Ciao. Saluto le facce che ho incontrato in questi anni e che lasciano la giostra senza un abbraccio finale. Meglio così. Si sa che gli addii fanno male. Meglio correre via e andare. Meglio essere bastardi e fingere di dimenticare.

Ciao.

Incisivi

Giovedì 20 Maggio 2010

Sicchè c’è sempre un po’ da lottare.
Mentre il mio dentista mi lascia a bocca aperta,
penso a certi maschi alfa che vogliono sempre fare i furbi
mentre il mio dentista mi racconta di quello che apre la bocca a Berlusconi,
penso alla mia capacità di prender colpi senza cadere e ancora meglio poi a spaccare il culo a dovere.
Sicchè c’è sempre da imparare.
Mentre il mio dentista mi mostra lastre e vite senza speranza,
penso a certe mani che mi cercano con amore…
penso alle mie notti calde…penso che non pensare serve a rilassarsi…
Mentre il mio dentista mi fa sentire povera,
penso a certe facce che mi cambiano la giornata…
penso al profumo che arriva dall’erba e dai fiori
all’odore che arriva dalla strada e dai suoi orrori..
Sicchè c’è sempre un po’ da cambiare.
Mentre il mio dentista mi e si lascia andare. Con una medicazione temporanea e una ferita che serve a ricordare.