Archivio di Febbraio 2010

Ossimori

Venerdì 19 Febbraio 2010

Piovono cose da un cielo che non riconosco più.
Piovono male, storte, agitate.
Leggermente imprecise come certi ossimori.
“Riso dolente” è l’ossimoro perfetto di questi pensieri leggermente imperfetti.
Perchè mi chiedo io?
Perchè?
“Ci si manda via”.
Perchè si dimentica e si vuole dimenticare quando le cose non girano come vuoi farle girare.
E’ naturale cambiare, ma voler cancellare tutto non lo è…MAI.
Perchè?
Mi cade dentro quello che deve e con quello che mi resta faccio un passo alla volta.
Questo è il primo: Non dirò mai più “mi dispiace”.
Spiegherò solo le mie ragioni.

Qui e Qua.

Venerdì 12 Febbraio 2010

A volte sento un po’ di nostalgia. Generica sparsa inevitabile.
Mi manca l’odore della mia città. Mi mancano gli anninovanta. Qualche faccia. Qualche canzone.
Mi mancano i cigni e le strade di porfido.
Mi mancano le mie facce preferite.
A volte sento un po’ di nostalgia. Generica sparsa inevitabile. Contemporanea.
Un bar, un’abitudine, il solito caffè, la solita cameriera, i soliti avventori. Mi mancano.
Mi manca uno sguardo attento, mi manca il tempo calmo di questo tempo isterico.
A volte se metto la testa dentro di me, piango rido ho bisogno di correre via e restare senza sbilanciamento, in modo perfettamente uguale.
A volte, con tutta la felicità accumulata in questo tempo recente, posso permettermi il lusso di avere dei mancamenti. Generici sparsi inevitabili.
E li voglio avere perchè i vuoti non sono sempre a perdere e non mi va di restituire tutte le mie bottiglie del passato. Certe hanno ancora un messaggio in ballo che prima o poi leggerò.

CAMBIO ARGOMENTO
Quelli che sono diventati da poco genitori hanno la capacità di rendersi ridicoli.
Sono ridicoli quando tutti orgogliosi ti vengono a far vedere la foto del bimbo appena nato. Bello per carità, ma non è mio quindi…non so come dire…non mi emoziona molto. Che ti posso dire? E non mi aiuta vedere la foto fatta da dietro il vetro dell’ospedale zummata e messa a fuoco male per l’emozione e con il flash contro vetro cercando di farci stare dentro la più lontana delle culle. Non mi aiuta.
Perchè poi sei costretto a dire le solite frasi: bellissimo, è troppo un bambino carino, quanto ha? Quanto pesava? Come se ad una persona gliene freghi qualcosa sapere il peso di un bambino di un altro. Chissenefrega cazzo. E’ come se io dicessi ad uno qualsiasi dei miei conoscenti: sai che ho comprato una bicicletta nuova che pesa 3kg e 2. Senza pedali. Assomiglia a quella di mio nonno, ma le frecce sembrano quelle di mia zia. Ecco guarda ti faccio vedere le 12 foto in sequenza che ho fatto subito dopo l’acquisto.
Chi ti fa vedere la foto di un bambino appena nato non sta capendo più niente, è in tilt emotivo, è comprensibile, ma se ne deve rendere conto. E’ un po’ come quelli che tornano dalle vacanze in Africa che ti fanno vedere le 321 foto del tramonto rosso tra le tigri che mangiano vecchie giraffe. Ecco qui c’è la giraffa che beve, qui la giraffa che apre la bocca, qui c’è la giraffa che sbuffa…e qui la giraffa che muore. E che muore è l’unica frase che ti resta in mente per giorni. Oppure sono come quelli che vanno a Parigi e ti fanno vedere la foto della Torre Eiffel. Si. Bravo. Se vuoi colpire la mia attenzione non mi puoi far vedere la foto della Torre Eiffel e basta. Devi farmi vedere la foto della Torre Eiffel con Carla Bruni sotto nuda e con in mano un gelato e che magari ti sta dicendo: “Vuoi leccarlo un po’ anche tu?”. Ecco, per dire. No? Come? Dalle foto non si sente la voce? Si però la fantasia si muove e non piange a dirotto.

vascotime

Venerdì 12 Febbraio 2010

“….guarda che bella sorpresa la vita
quando credevo che fosse finita
arrivi tu!
arrivi tu!
E adesso vado a letto presto come gli altri
e non sono più
quello che andava sempre a letto tardi
e dormo di più
guarda che bella sorpresa la vita
che ad un certo punto ti svegli È FINITA
e non ritorna più
e non ritorna più

Adesso voglio una vita diversa
da quella lì
è inutile che tu mi guardi di traverso
io sono sempre qui
è che la vita che cambia che cambia
è che ti svegli e non è ma quella
che credevi tu

Quante cose che si muovono che si dicono che si credono
quante cose che si pensano, e poi cambiano……..

Non è che sono più felice di una volta
o forse sì
è che alla fine ogni cosa ti stanca
tutto qui
guarda che bella sorpresa la vita
che ad un certo punto ti svegli È FINITA
e non ritorna più
e non ritorna più…”

bim bum bim

Giovedì 11 Febbraio 2010

Da Internazionale.

“Per preparare il tuo oroscopo di San Valentino ho meditato a lungo sulla tua vita amorosa. Potrei scriverci un saggio di venti pagine ma non c’è spazio. Ti darò solo il consiglio più importante: la settimana prossima dovrai riesaminare la storia della tua vita sentimentale, a partire dalla prima volta che ti sei innamorato. Dovrai far scorrere i ricordi come in un film e provare i sentimenti suscitati da ogni scena, cercando di mantenere una certa obiettività. Individua i temi ricorrenti. Presta attenzione ai suggerimenti inattesi che possono venire dal passato. E, nel corso di tutta l’operazione, prova una profonda simpatia per te stesso e per i tuoi coprotagonisti.”

Il fatto è questo: San Valentino è una festa idiota e gli innamorati infatti sono molto idioti.

Il fatto è questo: riesaminare la mia vita sentimentale prevede ricordare bene certe facce che ho dimenticato e voglio dimenticare. Sono tutte fuori fuoco e non ho più intenzione di metterle a fuoco. E’ tempo sprecato, come l’amore, certo amore regalato e certo amore ricevuto. Il tempo dell’amore è uno solo non esiste nè il secondo tempo, nè i supplementari, e nemmeno ci sono i rigori. Per giunta l’arbitro che dirige la partita nel primo tempo potrebbe essere più cieco e sordo di te. Quindi sarà una partita strana senza regole e con un gioco confuso. Per dire: in alcuni casi potrebbe segnare anche il portiere…con le mani.

Il fatto è questo: individuare i temi ricorrenti di alcune mie storie d’amore inutili è facilissimo: le corna. Quindi senza darmi troppe spiegazioni non spiego l’amore, ma casomai l’orrore di avere perso tempo assecondando parole e patti chiari non rispettati. Il vero problema di certe facce è la bellezza che spesso non coincide con la chiarezza. 

Il fatto è questo: io provo una certa simpatia per me stessa solo quando…faccio da sola.

si.

Mercoledì 10 Febbraio 2010

Quando vado in un locale.

Faccio la coda e spingo.

Si, scusa, ma sono io quella dietro che spinge. Muoviti, dai, se sei uscito perchè trascinato fuori dagli amici, torna a casa, ma non frenare la coda. Levati.

Quando vado in un locale.

Faccio la coda in bagno e busso.

Daiiiiiiiiiii….cazzo ci entri per stare tre ore? ho capito che sei uscita di casa vestita da santa e ora devi fare la zoccola e ti cambi, ma io ho esigenze diverse dalle tue, do you know? Ah poverina non capisci l’inglese?…fuck off.

Quando vado in un locale.

Faccio la coda per bere. E spingo.

Un solo barista 80 persone. Chi ha il braccio più lungo beve. I nani muoiono disidratati.

Quando vado in un locale.

Faccio la coda per uscire. E spingo.

Dai con ste cazzo di monetine dai…ma invece di far pagare 16,50 sto locale di merda…perchè non fate conto tondo così si fa prima che la poveretta si perde via…toh guarda ha sbagliato a darmi il resto…buio…buio pesto…

Quando vado in un locale.

Faccio la coda in macchina per uscire dal parcheggio. E spingo.

Cretinooooooooooooo. Ti muovi o sei ancora là a pensare perchè la tipa non è venuta in macchina con te? Daiiiiiiii…

Quando vado in un locale. Preferisco non andarci. Si.

Spazzolini da collezione

Sabato 6 Febbraio 2010

Neve.
Piena.
Bella grossa.
Corro.
Con tutta la forza che ho e che posso.
Con tutta la forza che mi arriva anche dall’alto, come se me la meritassi.
Me la merito?
Se la condivido, evidentemente, si.
E’ notte e scrivo un po’ di me, qui su questo sitoblog che da anni “trastullo” senza conoscere chi mi legge e forse sorride o chi mi legge e forse ci sputa sopra.
Scrivo qualcosa di me di corsa, con voglia, stanotte.
Perchè questi giorni sono grandi giorni.
Perchè vado al supermercato faccio la spesa e mi accorgo di comprare sempre uno spazzolino da denti nuovo di palla. E’ un mia fissazione. E’ più forte di me. Devo averne sempre uno nuovo di palla. Ieri ho addirittura esagerato: l’ho comprato “vibrante”, super tecnologico, ho fatto una coda lunghissima al supermercato solo per lui e poi…l’ho dimenticato in camerino. Quando compro spazzolini significa che sto bene. Che ho voglia di viziarmi un po’.
Questi giorni sono grandi perchè i miei sogni piano piano, dopo tanti anni, si stanno realizzando tutti. Mi commuovo. Un po’.
Si, perchè se penso al fatto che per realizzarli sono stata costretta a dividermi, dividere, restare in sospeso, restare da sola, correre, piangere, prendere pugni in faccia, colpi al cuore, se penso a tutto questo, mi commuovo.
Sia chiaro. Io, per definizione, mi sento sempre a metà strada. Non mi sento mai arrivata. Però questa voltà sento di avere leggermente superato la metà strada.
E mi commuovo.
Mi commuovo perchè poi condivido tutte le mie idee. Tutte. Con il rischio che mi vengano strappate, con il rischio che vengano sputtanate, con il rischio che non vengano trattate bene, ma le condivido con l’intenzione di dare e di conseguenza di avere e succede, cazzo, succede.
Mi commuovo, oggi, stanotte, sotto la neve, con la mia straordinaria collezione di spazzolini da denti ovunque.
Mi commuovo.
E ringrazio chi mi ha sempre sostenuto in questo percorso. Ringrazio chi mi ha voluto bene in questi anni, anche se oggi non me ne vuole più, ma ringrazio chi mi ha sempre detto di non mollare e di continuare a crederci. Ringrazio di cuore, con tutto il cuore chi lo ha fatto.
Ringrazio chi lo fa oggi, chi cammina oggi al mio fianco, chi lotta con me e per me. Chi mi aspetta a casa. Chi mi viene a prendere in stazione. Oggi, stanotte, domani.
Cosa farò domani?
Ne ho visto uno con le spazzole morbidissime. Lo prenderò. E’ in promozione. 

uffaaaaaaaa

Mercoledì 3 Febbraio 2010

Troppo da fare vorrei solo andare al mare!!!