Milano da due anni.
Da una piccola città di provincia ad una metropoli cosmopolita.
Milano e due anni di corsa. Di linee. Gialle. Rosse. Verdi.
Due anni di passi svelti e distesi bene o ben distesi e basta.
Sudando imprecando bestemmiando.
Piangendo. Di caldo. Di sole. Di zanzare. Di ansia. Di umidità. Di paure. Di notte. Di giorno.
Dall’ottovo piano. Lacrime.
A causa di colleghi. Di iene. Di divoratori di gossip e cattiverie. Di gente che vive di solo lavoro. Timbra il

cartellino e fa di tutto per strisciare anche il cuore di chi vale meno perchè assunto con un contratto a tempo

determinato.
Un anno di lavoro all’interno di un ufficio comunale.
E per fortuna, per forza e per amore: un anno di lavoro dietro le quinte di un fantastico show serale.
Settore Servizi funebri. Di giorno.
Zelig cabaret. Di notte.
Iene maledette. Di giorno.
Comiche benedette. Di notte.
Un anno stravolto e stravolgente.
Ridendo.
Tra la gente, con la mentalità del vincente e le mani isteriche di un perdente.
Passo dopo passo dopo passo. Scalino dopo scalino. Salto dopo salto.
Facce belle poche.
Facce belle avvistate poche.
Facce belle contattate poche.
Anime belle intercettate pochissime.
Una, due, tre, anzi una, anzi due, forse quattro, ma non di più.
Poi estate. Un concerto. Le finestre sempre aperte. L’ansia da prestazione. L’indifferenza da emozione.

L’emozione da passione.
Un nuovo salto nel buio.
Spezzare in due il bage.
Tubo catodico dappertutto.
Ore su ore su ore con tante checche isteriche e un dottore. E qualche civetta senza il comò.
Solo correre correre correre. 
ore su ore su ore su ore.
Dietro le quinte senza le spinte.
Dietro le quinte. quante.
Facce allontanate tante.
Facce da culo pesantemente sfacciate tante.
Facce da guardare bene tante.
Facce senza faccia tante.
Anime da adorare qualcuna.
Una, due, tre, anzi una due quattro, a tratti solo te.
E poi le scelte.
Le strade i percorsi.
Gli angoli senza luce.
Ed infine la luce.
Del palco, il salto.
Il sogno, il segno. Un disegno. L’impegno.
Mi manca la voce, ma mai la luce.
Facce da ringraziare diverse.
facce da non dimenticare diverse.
Facce da ricordare diverse.
Facce da spaccare diverse.
Facce da tenere tra le mani qualcuna.
Anime da ringraziare una, due, tre, forse quattro, anzi no, sei, sette, a tratti solo te.
Chi c’è stato.
Chi non c’è stato.
Chi credevo ci fosse.
Chi credevo ci potesse essere.
Chi c’era, ma per errore.
Chi mi aveva promesso che ci sarebbe stato e poi è scappato.
Chi mi ha chiamato per giorni “amica” e poi si è scocciato.
Chi ho cercato, sentito, a modo mio amato.
Chi ho trovato per caso, davanti al caffè, timido e dolce e oggi non so più dov’è.
Chi ho stretto come sono stata stretta.
Chi ho deluso.
Chi ho confuso.
Chi a modo suo mi ha sempre tenuto la mano.
730 giorni in Milano.