Maggio 2007


sono su scherzi a parte? no, dai, ditemelo per favore!

Che schifo che mi fa la gente poco elegante. Elegante non nel modo di vestire, ma nell’incapacità di intuire che se dai un colpo con il bastone, poi ci vuole anche la carota.

Che schifo che mi fa toccare il fondo senza dignità. Macchiarmi di merda e schifezze perchè sono annoiata con un biglietto di sola andata. Andate a puttane, andiamo a puttane, mi faccio tirare giù da menti striscianti.

Che schifo che mi fa vedere l’Italia che canta stronzate, l’Italia che ascolta stronzate, l’Italia che mangia e beve porcate. L’Italia che se ne fotte e fotte e l’ultima cosa a cui pensa prima di andare a dormire è dove si farà tatuare il nuovo tribale.

Che schifo che mi fa l’amore. Dura il tempo che serve per sperimentare tutte le posizioni, qualche orgasmo multiplo, lo scalpo altrui e poi fuori dalle palle. Dura il tempo di uno spazzolino da denti. Fa il giro di qualche bicchiere, steso davanti allo specchio e poi via, fuori dalle palle.

Che schifo che mi fa.

Però, cazzo, se era buono il dolce al cioccolato che ho mangiato ieri sera.

se è vero che mi pensavi così tanto
da non potermi dire quanto
è anche vero che intanto
io venivo così forte, ululando
senza te tecnicamente su di me
ma eri tu nell’esplosione eri tu
la mia illusione, il sorriso soddisfatto
nello scatto che mi hai fatto dopo il tutto

Notti da cancellare.

Quando in spiaggia, davanti al mare tutti hanno visto una stella gigante cadere e io…no. ndr: mi stavo accendendo una sigaretta. Avrei dovuto smettere di fumare solo per questo.

Quando lei mi ha detto: sei fantastica, sei bellissima, sei tutto quello che ho sempre voluto, come faccio l’amore con te non lo faccio con nessuno, ma a questo proprosito ti dico che si, è vero, ho l’amante da sei mesi. ndr: stavamo insieme da sette. Se anche avessi smesso di fumare, in quel frangente, avrei ricominciato.

Quando una notte mentre stavamo facendo l’amore mi dice: ti amo, ti amo, ti amo, Sara, ti amo. ndr: mi chiamo Virginia. Anzi no, però vabbè, di sicuro non mi chiamo Sara. Ho fumato sette sigarette.

Quando una notte mentre non stavamo facendo l’amore io l’ho chiamata, chiamata, chiamata…Anna, Annaaaa, Annaaaa, finchè non si è svegliata. Ndr: peccato si chiamasse Giulia. Anzi no, però di sicuro non si chiamava Anna. Ho fumato il mio primo sigaro.

Quando qualche notte fa ho acceso la tv e ho visto lui che diceva: ho comprato la Endemol per gli italiani. ndr: certo. Non smetterò mai di fumare.

Quando ieri. Atene. ndr: hai rischiato di andare(e sarebbe stato giusto che ci andassi, perchè se sei corrotto, sei corrotto!) in serie b, invece…!Qui mi sono fumata un pacchetto.

Non si vede
per la nebbia
fuori e dentro
non si deve
ma si annaspa

ci si cerca
come gatti
ci si trova
ci si graffia

ci si gioca
come carte
ci si vince
ci si perde

come gatti
e come carte
ci si graffia
e ci si perde

non si deve
ma c’è nebbia
fuori e dentro
non si vede

Dunque…per Smemoranda.it.

Primo: cerchiamo collaboratori. Scrivete a redazione@smemoranda.it

Secondo: leggete la rubrica “Com e Music” e in particolare le interviste “Sotto le lenzuola con…” questa settimana con Michele Mozzati di GinoeMichele.

Baci.

Ieri ho trovato per terra un portafoglio.

Quando l’ho visto mi si sono illuminati gli occhi. Lo ammetto. Già mi vedevo a festeggiare in qualche bar una vincita inaspettata, senza nemmeno avere giocato al lotto. Già mi vedevo ballare il tango in qualche spiaggia caraibica. Mi sono sentita lo squalo dentro. Ti divoro, sconosciuto mio, che hai fatto l’errore di perdere il tuo portafoglio. Mi sono chinata, l’ho raccolto e poi lungo la strada l’ho aperto con il cuore che andava sparato. Ti sbrano, cazzi tuoi, l’hai perso, chiunque tu sia.

Ho visto ballare sotto ai miei occhi un po’ di fogli colorati e tra questi fogli c’era un biglietto piegato in quattro che ha attirato la mia attenzione. Su questo biglietto c’era scritto: spese del mese, occhiali, mutuo, dentista, spazzatura, condominio, assicurazione auto, ferie eventuali, spesa settimanale, regalini nipoti, vario etc, insomma era tutto calcolato nei minimi dettagli per evitare di sforare con la pensione.

Mi si è accartocciato il cuore. Mi è salita una tristezza pari a quella di Zidane durante la finale di Coppa del Mondo, dopo, molto tempo dopo la famosa testata. 

Ho trovato il suo numero di telefono. L’ho chiamato e non ci poteva credere che io volessi restituirgli il portafoglio.

Non sono una santarella, anzi io tendo a delinquere, se posso, ma non in quel momento, non così. Non per 40 euro. La bolletta del telefono del signor Emilio è salva. A fine mese lui non sforerà. E io offrirò da bere lo stesso a qualche amico…

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