A me questa storia del pensionato Italgas che muore sul treno dal mare a casa e nessuno se ne accorge, se non alla stazione di partenza, non sembra trucida ma poetica. Lui non ha sofferto, non ha dato disturbo a nessuno, non ha fatto soffrire, non ha mostrato la sua agonia alla moglie che intanto stava a Noli, Liguria, e lo aspettava. Sarà come dormire, si dice in questi casi, e infatti quelli che l’hanno visto sul treno pensavano dormisse. Ci sono persone che non vogliono mai disturbare, discrete, che vivono e muoiono in punta di piedi, quasi chiedendo scusa. Mi piace pensare che il nostro amico in fondo volesse solo tornare al mare, che gli fosse presa la nostalgia già alla stazione di Torino.
sono una che vi segue da un bel po’…è da un po’ che in giro non vedo un vostro spettacolo, ma mi dicono che state lavorando per scrivere lo spett nuovo. Seguo e leggo sempre il vostro blog (bla bla complimenti bla bla) e vedo che spesso voi fate delle domande ai naviganti tanti. Così, ho pensato di farvi tre domande anch’io:
a)chi è la più infedele delle tre? b)avete mai scritto una canzone che parla di corna, se si qual è?Se no, perchè non lo fate? c)dateci un consiglio. Come si lascia secondo voi una persona?
Tanti cari saluti e baci e bla bla bla. Firmato Anna.”
Cara Firmato Anna,
io cerco di risponderti subito e le mie socie lo faranno quando e se possibile.
Primo: grazie per i complimenti bla bla bla.
Secondo: a)la più infedele delle tre sono io e lo scrivo perchè mai potrei sputtanare le mie due compagne di viaggio e giochi. In realtà credo che l’infedeltà sia un po’ come “la scossa” o “suora tua senza ritorno”…un po’ la prendi tu, un po’ lei, un po’ io…non conosco una persona che è sempre infedele e una che è sempre fedelissima. A volte si sbaglia, a volte no e minchia quanto so essere diplomatica io…
b)L’accenno alle corna o comunque al tradimento cred ci sia in diverse canzoni…ma non credo che abbiamo dedicato dei versi esclusivamente a questo tema, anche perchè, forse, è un argomento che ha toccato, in periodi diversi, molto da vicino tutte noi e allora sai…ma credo che oggi, forse, possiamo darci da fare e scriverne una…
c)come si lascia chi?Ma quando mai, ma figurati se…a parte gli scherzi il mio consiglio è questo: vestitevi bene, andate a fare una passeggiata, poi comprate internazionale e vanity fair, andate da lei guardatela intesamente per l’ultima volta negli occhi e…staccate quel cazzo di poster appeso alla parete…
La pazienza. Un po’ di sana inconsapevole demenza.
La speranza.
Poi giro il carrello che, di solito, oppone resistenza. Arroganza. Cestinata in abbondanza.
Tonno in scatola.
Aglio, olio e peperoncino. Lo sguardo aperto nei confronti del vicino.
Le mani. Tante, tantissime, mani.
Difetti calibrati, vicini e lontani.
La lista della spesa è nella testa. Il numerino è tra le dita. 117 persone prima che tocchi a me. Prima di arrivare dove vorrei arrivare.
New Jork. Londra e Parigi.
La collezione di zanzare e pantofole futuristiche.
Stromboli. Barcellona. Il poster accartocciato della solita icona.
L’anguria. La pioggia di notte. Un livido di piacere sul braccio.
Tokyo. Oslo. Denver.
“Considera l’aragosta” e “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace.
La storia di Ambra Angiolini su Wikipedia.
La rete di Alex, al 120′, il 4 luglio 2006, a Dortmund.
Cioccolata in abbondanza.
Un nuovo asciugamano piuttosto colorato.
La fedeltà. L’arte comica.
Bunker Hill. John Fante. La sua infinita e benedetta polvere.
Norma Jeane Mortensen. In arte Marilyn Monroe.
Joe DiMaggio.
Curiosità in merito.
“Per vent’anni, DiMaggio fece recapitare sulla tomba di Marilyn una dozzina di rose rosse tre volte alla settimana. A differenza degli altri uomini che la conobbero intimamente (o dissero di averla conosciuta), non parlò mai pubblicamente di lei e non scrisse mai un libro sulla loro relazione.”
L’assegno da ventimila dollari che Eunice Murray tentò di incassare dopo la morte della Monroe è in mostra allo Hollywood Entertainment Museum a Hollywood.
Marilyn vinse nel 1946 il concorso di bellezza per Miss Carciofo.
Marilyn dovette indossare due paia di slip bianchi per girare la scena della grata della metropolitana in Quando la moglie è in vacanza, questo per impedire al regista di vedere troppo quando avrebbe visionato successivamente la scena.
Gli spaghetti. Le acciughe.
La lista della mia spesa è nella testa. E continua.
Tutti dovrebbero scrivere la lista della spesa con passione ed amore senza mai delegare.
Guido Catalano reading:
I cani hanno sempre ragione 3.0
“I cani hanno sempre ragione 3.0” (Seed, 2007) è la terza edizione riveduta, ampliata e corretta del piuttosto fortunato primo libro del poeta torinese Guido Catalano.
Dopo le prime due edizioni andate a ruba, esce un libro che ripercorre l’attività poetica del Catalano dal 2000 al 2007.
E parte un tour-reading dove il poeta, col solo ausilio della voce e della sua statura brevilinea porterà dovunque gli sia consentito le poesie che dovrebbero, secondo i calcoli del ufficio marketing, portarlo alla fama definitiva.
Non fame, fama.
144 pagine di poesie d’amore, non d’amore e del terzo tipo, con un’aggiunta sostanziosa di poesie per il nuovo millennio.
Dall’introduzione al libro:
Da qualche tempo ho smesso di dire in giro che diventerò ricco e famoso scrivendo le poesie. Non è che ho smesso di crederci, ci mancherebbe. È che ho la fastidiosa sensazione che porti sfiga.
Ho deciso di fare una terza edizione dei Cani perché le persone spesso mi chiedevano: “Posso avere i Cani?”, “No - gli rispondevo - non c’è più, mi dispiace”.
Ora c’è di nuovo.
E sono contento che ci sia di nuovo perché io a questo libro gli voglio parecchio bene.
Ci ho messo pure un capitolo con delle poesie fresche. Dovrebbero piacere. A me piacciono. Se non vi piacciono vi prego di non dirmelo.
Ho notato, rileggendo le poesie dentro questo libro, ho notato che quando le ho scritte queste poesie, non è che fossi molto di buon umore. Anche se nessuno leggendole mi ha mai detto: “Acciderba, certo che eri proprio di cattivo umore quando le hai scritte!”.
Ecco, volevo rassicurare tutti, che oggi il mio umore è migliorato in maniera netta.
Direi che ho finito le cose da dire.
Godetevi questo libro e non prestatelo, che poi non ve lo restituiscono.
Comunque scrivo poesie per diventare ricco e famoso.
Guido Catalano: da anni i suoi readings si susseguono nei locali torinesi e non solo: dopo aver portato le sue composizioni su MTV (nel programma “True Line” condotto da Camila Raznovich), dal 2004 fa anche parte del Laboratorio Zelig (Zelig Chaltrons) che si svolge presso l’Hiroshima Mon Amour di Torino. Per i suoi spettacoli di poesia-cabaret spesso collabora con il musicista Gattico e la violinista Mayumi Suzuki, e da questa felice collaborazione nasce nel marzo 2006 anche il cd audio dal titolo: “Sbronzi all’alba senza sigarette”.
Pubblico questo racconto perché mi piace e a voi? Sparate a zero e ditemi che ne pensate.
L’UOMO DELLE CARAMELLE
Poi mia mamma mi diceva di sorridere sempre e di non accettare mai le caramelle dagli sconosciuti.
Per anni ho sognato di incontrare questo famoso e tanto temuto sconosciuto pronto ad offrirmi le sue caramelle.
Per anni ho sognato di rispondergli: “No, bello non mi freghi…so chi sei, cosa vuoi, perché lo fai, ma non mi freghi…”.
E poi, dopo qualche anno, ho sognato anche di dirgli: “Dai vabbè, una vorrei anche assaggiarla…” .
Invece, io l’uomo delle caramelle non l’ho mai visto.
Mai. Dicevano tutti che era solito appostarsi fuori dalla scuola, ma non l’ho mai visto. Negli anni ho anche pensato che il programma “Chi l’ha visto?” fosse nato proprio grazie a lui.
Ma niente. Non l’ho mai incontrato. Mai.
Durante le lezioni di matematica guardavo fuori dalla finestra per vedere se lui si trovava là. Credo addirittura di non essere mai riuscita ad imparare a fare le divisioni per colpa sua.
Poi mia mamma mi diceva di sorridere sempre. A tutti. Perché sorridere è bello.
Per anni io ho sorriso a tutti, ma appena ho capito, appena ho potuto, appena ho sentito, ho cominciato a sorridere solo e soltanto se.
Poi mia mamma mi diceva sempre di guardare i cartoni animati fino alle quattro. Io guardavo solo Lady Oscar e provavo grande ammirazione ed invidia per lei. Lei che poteva usare la spada, indossare una divisa da maschio, amare uomini e donne del regno e salire a cavallo senza che nessuno le dicesse: “Va’ che te sei una donna…quando avrai un figlio?Quando ti sposi? Sai rifare il letto e stendere il bucato?”.
Per anni ho giocato a pallone con i maschi e manovrato il Big Jim, anziché la Barbie, sentendomi ripetere: “Va’ che te sei una bambina!”. Ero l’unico grembiulino bianco in mezzo a tanti grembiulini blu e per anni mi sono difesa dicendo: “Va’ che anche Lady Oscar non mi sembra abbia mai giocato con la barbie”. Grazie Lady Oscar. Grazie.
Poi mia mamma mi diceva che anche se l’uomo delle caramelle non lo vedevo, lui c’era. Era dappertutto. Ma io non riuscivo a vederlo.
Per anni ho aspettato di incrociarlo. Di conoscerlo. Di dirgli no. Di dirgli forse. Per anni, a scuola, io e le mie amichette, abbiamo guardato fuori dalla finestra insieme cercando di individuare un uomo alto e grosso che regalava caramelle. Per anni. E c’era anche chi sosteneva di averlo visto, ma, secondo me, mentiva. Nessuno di noi ha visto mai lo sconosciuto che regala caramelle. Nessuno.
Per anni, nel frattempo, ho incontrato quello che ha cercato di toccarmi, quello che ha cercato di farmi provare la droga, quello che mi ha mentito e quello che mi ha fregato.